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Aziende familiari, è l'ora delle nuove generazioni: aumentano solidità e occupazione

Le aziende familiari cambiano pelle. Più ricambi generazionali, maggiore apertura agli esterni nei consigli d’amministrazione, una gestione anche collegiale che include in misura crescente le donne. Sono scelte che si riflettono sui risultati: meno indebitamento, più solidità, più attenzione ai criteri di sostenibilità, in particolare sociale. L’ultimo Osservatorio Aub (Aidaf Unicredit Bocconi) riflette un capitalismo familiare più moderno, nato dall’esigenza di superare le crisi: Covid e nuove guerre. Una sorta di manifesto della resilienza che rivela fra l’altro come, per nuotare nella tempesta, i padri abbiano coinvolto di più i figli, che nel frattempo si erano formati, magari all’estero: hanno portato competenza su temi attuali, freschezza tecnologica, idee.

Il libro bianco

«È uno studio centratissimo — commenta Cristina Bombassei, presidente dell’Aidaf—, in linea con il nostro obiettivo di sensibilizzare le aziende sulla diversity nei consigli. La leadership moderna è emersa in correlazione con i risultati positivi, in particolare quella collegiale, accelerata dal Covid. Il vero valore aggiunto sta nella collaborazione tra generazioni: i risultati migliori si vedono quando è presente una multigenerazionalità e una diversità nei consigli d’amministrazione. Stiamo lavorando con il ministero del made in Italy per costruire un registro delle aziende a governance virtuosa, secondo i criteri della proposta Aidaf di disegno di legge sulla diversity». Che prevede, tra l’altro, un consigliere sotto i 40 anni in tutti i board.

L'effetto Covid

Curato da Carlo Salvato e Fabio Quarato, rispettivamente prorettore vicario e senior lecturer dell’Università Bocconi, con la supervisione scientifica di Guido Corbetta, il XV rapporto sullo stato di salute delle aziende familiari italiane è stato presentato il 30 gennaio in Piazza Affari, con la significativa presenza, fra gli altri, del ceo di Borsa, Fabrizio Testa. Realizzata con il supporto di Borsa Italiana, Fondazione Angelini e Camera di commercio di Milano, l’indagine ha analizzato i bilanci 2021-22 di 11 mila 635 aziende familiari ( 8 mila 600 gruppi) con ricavi dai 20 milioni in su: oltre il 65% di tutte le imprese italiane.
«Ne emerge l’importanza di una governance moderna — dice Salvato, che in Bocconi insegna Strategia delle aziende familiari —: giovani e donne nei board, membri non della famiglia. Portano performance migliori dal punto di vista sia economico sia della sostenibilità. Le imprese di famiglia hanno usato la crisi come un trampolino per ottenere risultati migliori». Perché, ormai, è chiaro un punto: «Il Covid ha accelerato processi che in passato le aziende familiari non seguivano, se non costrette». Concorda Unicredit: «Si conferma come, nel triennio Covid 2020-22, le aziende familiari italiane abbiano sovra-performato e accelerato nel ricambio al vertice — dice Massimiliano Mastalia, capo Wealth & Large corporates della banca di Piazza Gae Aulenti —. Sono state il traino nella ripresa italiana».

I risultati

Ma vediamo i risultati. Nel triennio 2020-2022 sono state 594 all’anno (il 7% delle imprese considerate) le aziende familiari che hanno cambiato il vertice: circa 200 all’anno in più delle 399 del 2013-2022 (4,7%). I passaggi generazionali sono saliti da 127 all’anno (1,7%) nel 2013-2022 a 176 (2,1%) nel triennio. Aumenta anche il coinvolgimento dei non familiari: nel 2022 sono entrati 310 leader familiari e ne sono usciti 428, dieci anni fa il rapporto era inverso.

Meno anziani

Calano i dirigenti anziani. Nel 2020-22 sono entrati in carica 255 manager ultrasettantenni, ne sono usciti 610. Ancora lento, però, il ricambio femminile. Se nel 2022 sono entrate 96 leader donna contro le 81 uscite, «la crescita delle aziende con almeno il 33% di consiglieri donna è stata molto ridotta nel decennio — dice il report — e nell’ultimo triennio non si registrano particolari accelerazioni». Quasi un’azienda su due di quelle a leadership collegiale (il 42,6% dal 38% del 2012), in compenso, ha donne ai vertici,in aumento. E la leadership femminile «dal 2020 in poi ha performato meglio anche nelle aziende di minori dimensioni», con crescita di ricavi e redditività superiore alla leadership maschile. Inoltre «il 26% delle aziende ha almeno un consigliere sotto i 40 anni: siamo sulla strada giusta», dice Bombassei, ma il percorso non è ancora completato.

L'occupazione

A fronte di questi cambiamenti, nelle aziende familiari italiane l’occupazione è cresciuta più che nelle altre: +7,3% nel 2019-2022 contro il +4,5% delle non familiari. Il tasso di crescita annuo dei ricavi è stato del 12,6% e il ritorno sul capitale investito (Roi) del 9,8%, tornato ai massimi del 2015. Il rapporto tra posizione finanziaria netta e margine operativo lordo è nel 2022 di 3,9, ai minimi del decennio. Inoltre solo il 15,8% delle imprese ha «valori di solidità critici»: erano 22 nel 2019 e 28 nel 2010. «La cautela è aumentata ma si continua a investire», dice Bombassei.

(Fonte: Corriere Economia)
 

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