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Piano Transizione 4.0: cos'è e cosa aspettarsi nel 2023

La disciplina del credito d’imposta, come abbiamo precedentemente comunicato, è stata già oggetto di alcune modifiche e proroghe ad opera della legge di bilancio 2021, del decreto-legge Proroga termini ed infine della legge di bilancio 2022 che, per il triennio 2023-2025, ha inserito dei correttivi anche alla luce degli obiettivi del PNRR.

Si auspica a una riforma totale del piano Transizione 4.0, fortemente mutato dagli albori del vecchio Industria 4.0: approfondiamo la situazione e vediamo quali aspetti sono da rivalutare in relazione allo scenario italiano e internazionale.

CREDITO D’IMPOSTA RICERCA E SVILUPPO

Aliquota 2022: 20% della relativa base di calcolo
Aliquota 2023: 10%

CREDITO D’IMPOSTA INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Aliquota 2022: 10% della relativa base di calcolo, maggiorato al 15% in caso di attività di innovazione tecnologica 4.0 e green,
Aliquota 2023: 10% della relativa base di calcolo, senza maggiorazioni

CREDITO D’IMPOSTA FORMAZIONE 4.0

Aliquote 2022:

  • fino al 70% per le piccole imprese
  • fino al 50% per le medie imprese
  • pari al 30% per le grandi imprese

Il credito d’imposta Formazione 4.0 non è stato rinnovato oltre il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2022.

CREDITO D’IMPOSTA BENI STRUMENTALI

1. Beni materiali 4.0
Aliquota 2022: fino al 40% del costo
Aliquota 2023: fino al 20% del costo

2. Beni immateriali 4.0
Aliquota 2022: 50% del costo
Aliquota 2023: 20% del costo

3. Beni ordinari
Aliquota 2022: 6% dei costi ammissibili

Il credito di imposta beni ordinari non è stato rinnovato oltre il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2022.

 

Come dicevamo all’inizio, le maggiori speranze del momento vengono riposte in una riforma complessiva del piano Transizione 4.0, annunciata nel novembre scorso dal Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. Tale riforma dovrebbe essere varata, secondo le prime indiscrezioni, nei primi mesi di quest’anno: ci aspettiamo che verranno portati avanti i negoziati con la Commissione europea per coprire le spese aggiuntive con i residui del PNRR non utilizzati finora.

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