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PNRR#5: un italiano su 4 non ha mai sentito parlare di PNRR

Nonostante sia al centro del dibattito nazionale, il 28% degli italiani (donne e giovani in primis) non conosce il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nemmeno per sentito dire. Per il 43% dei cittadini la comunicazione del Piano da parte delle istituzioni è stata «insufficiente e poco chiara» e solo 1 su 10 ritiene che il Pnrr sia stato spiegato in maniera efficace. Chi conosce i contenuti del Pnrr, però, riconosce il ruolo della Pubblica Amministrazione come soggetto attuatore e insieme destinatario degli interventi per l’innovazione.

Sono i dati della seconda edizione dell’Osservatorio Pa “La Pubblica Amministrazione di fronte alle sfide dell’innovazione”, realizzato da Fpa, società del Gruppo Digital360, in collaborazione con l’Istituto Piepoli attraverso un’indagine demoscopica condotta su un campione di 1.023 persone, rappresentativo della popolazione italiana. I dati dicono anche che per l’80% degli italiani la digitalizzazione della Pa fa bene a cittadini e imprese, mentre sul fronte smart working quasi la metà degli intervistati lo considera un’opportunità per migliorare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni.

Sul Pnrr comunicazione insufficiente

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è conosciuto principalmente dagli uomini (79%), dagli over 55 (75%) e dai cittadini residenti nell’Italia nord-orientale (77%). Solo il 13% degli intervistati ritiene che l’attività di comunicazione del Pnrr sia stata svolta con chiarezza e trasparenza. La maggior parte, il 44%, pensa sia sufficiente ma migliorabile, il 43% la considera insufficiente, ritenendo necessaria una forte campagna per sensibilizzare i cittadini. Nonostante i meno giovani siano i più informati, questi sono anche quelli più convinti della scarsa qualità delle informazioni divulgate in merito al Pnrr.

La semplificazione primo obiettivo della Pa

Tra gli interventi di ammodernamento della Pa, il principale è la semplificazione dei processi amministrativi per cittadini e imprese, indicato come prioritario dal 40% degli italiani. Al secondo posto ci sono le assunzioni e la revisione delle procedure concorsuali, per favorire l’ingresso di nuovi talenti (28%), poi la digitalizzazione della Pa (19%) e la formazione dei dipendenti per lo sviluppo di nuove competenze (13%).

Pa più moderna con lo smart working

Lo smart working imposto dalla pandemia è considerato un’opportunità per un’amministrazione più efficiente e moderna dal 49% della popolazione. I meno convinti sono gli over 55, che raggiungono comunque il 43%. Il 32% degli italiani ritiene, invece, che il lavoro agile nella Pa possa facilitare i comportamenti opportunistici e l’assenteismo, mentre il 19% lo ritiene ininfluente. Negli ultimi mesi il Governo ha comunque spinto per un ritorno al lavoro in presenza; secondo la maggior parte degli italiani (43%) dietro questa scelta c’è il timore di non riuscire a garantire ai cittadini servizi di qualità adeguata. Ne sono convinti soprattutto gli intervistati della fascia 18-34anni e del centro Italia. Il 36%, invece, è convinto che il motivo sia legato all’impossibilità di controllare in modo diretto l’operato dei dipendenti.

l green pass spinge i servizi digitali, ma serve formazione

Come accennato, per l’80% degli italiani la digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione ha apportato benefici. Secondo i dati, poi, si diffonde l’utilizzo dei servizi digitali della Pa tramite strumenti come Spid, Cie o appIO: 3 italiani su 4 (l’86%) li hanno utilizzati almeno una volta nell’ultimo anno. I servizi digitali più utilizzati sono stati quelli dedicati al green pass (59%), altri servizi di Inps e Agenzia delle entrate (49%) e il cashback (38%). I segmenti “più digitali” della popolazione sono gli uomini, la fascia 18-54 anni e la popolazione del Nord Est. Nonostante una maggiore digitalizzazione, però, quasi metà degli italiani (47%) ritiene che rispetto ad un anno fa la Pa sia cambiata poco: i servizi pubblici hanno lo stesso livello di efficienza sia online che in presenza. Il 32%, invece, la considera più digitale e innovativa.

E sono ancora molti gli italiani che guardano alla digitalizzazione dei servizi con diffidenza: il 36% teme di non poter ricevere supporto tempestivo in caso di imprevisti durante la fruizione online, il 29% teme di essere vittima di frodi, il 41% dichiara che avrebbe bisogno di un corso di formazione per accedere ai servizi digitali della Pa in modo più sicuro (41%). Il digitale viene comunque percepito come una priorità: 8 italiani su 10 considerano fondamentali gli investimenti nelle infrastrutture di rete per innovare il Paese, l’86% afferma che il Governo dovrebbe investire nella formazione digitale dei dipendenti pubblici.

Le città dopo l’emergenza: si vive peggio

La qualità della vita delle città non sembra essere ancora promossa. Solo per il 18% degli italiani, il luogo in cui vive dopo l’emergenza è migliorato, diventando più vivibile e sostenibile. Per il 44% la propria città è tornata quella di prima, per il 31% è cambiata in peggio, più caotica e in crisi economica.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

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