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Banche, più di 5,3 miliardi sul digitale

Un investimento in crescita, sopra i circa 5,3 miliardi già raggiunti nel 2021, per rafforzarsi su tre piani: digitale, sicurezza informatica e relazione con il clienti. È la strategia delle banche che anche in questo 2022 dichiarano budget in aumento per l’Ict, l’Information communication technology.

L’ultimo Rapporto Abi Lab sulle priorità d’investimento, presentato il 21 marzo, mostra dati in crescita rispetto al 2021. La ricerca, condotta su un campione di 25 banche italiane in particolare nei mesi di gennaio e febbraio, mostra budget Ict 2022 crescenti per il 64% degli istituti di credito. In particolare, il 48% prevede per quest’anno un investimento in aumento di oltre il 5% sul 2021. Il 28% dichiara un budget costante e soltanto l’8% del campione ha stime in calo.

Destinazioni

Al primo posto nella classifica delle priorità c’è lo sviluppo del cloud computing (64%), la nuvola di Internet per l’archiviazione dei dati. Seguono l’adeguamento delle infrastrutture (56%), il trattamento dei dati (56%) — per esempio sulla privacy con la normativa Gdpr —, l’automazione dei processi (56%) e il digital onboarding (52%), cioèil «traghettare» i clienti a bordo della banca, con il digitale.Già il 43% degli operatori, dice il Rapporto, offre la possibilità di sottoscrivere in digitale i prestiti personali. E sono più di otto su dieci (l’86%) gli istituti che consentono di pagare con Google Pay, sette su dieci (il 67%) con Apple Pay, sei su dieci (il 57%) con Bancomat Pay e Samsung Pay. I processi coinvolgono sempre più anche le banche territoriali.

Il rapporto con le fintech

Qui si apre il capitolo del rapporto con le fintech, che diventano sempre più partner delle banche e sempre meno rivali. «Le esigenze dei nuovi consumatori digitali passano per una profonda revisione, in ottica aperta, delle infrastrutture tecnologiche e la sperimentazione di nuove soluzioni», è scritto nel Rapporto. Difatti sono quasi sette su dieci (il 68,2%) le banche che hanno adottato «una logica di lavoro di partnership». Le collaborazioni con le fintech già avviate si concentrano sui pagamenti (39,1% del totale), seguiti dalla finanza personale (30,4%) e dall’aggregazione dei conti correnti (30,4%). «Ormai quasi tutte le banche stanno stringendo accordi con le fintech e potenziando il cloud e rinnovando le app da scaricare», dice Gaggi. In testa ai progetti delle alleanze l’intelligenza artificiale (31,6%), la blockchain (31,6%) e l’open banking (21,1%, risposta multipla).

La protezione dei dati

È l’iniziativa Gaia-X, per una rete cloud dei dati europea. Mentre sulla cybersicurezza si studiano i metodi per individuare e bloccare sul nascere gli attacchi informatici. Qui lo strumento della banche è il Misp, piattaforma di intelligence sulle minacce dei sistemi aperti. «È un sistema di scambio di informazioni sugli indirizzi Internet compromessi. Se qualche banca ha informazioni di un indirizzo violato le mette a disposizione delle altre». La Federazione bancaria europea sta lavorando a una struttura analoga per l’antifrode, «per limitare il meccanismo dei money mule, il trasferimento di soldi via web».

 

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